IN DIFESA DEI GIOGHI DI VILLORE E CORELLA – Parte 2

AUTORE: T. CAPASSO

CIÒ CHE PREZZO NON HA

Il crinale dell’Appennino non va toccato, perché è un luogo sacro, ricco di spiritualità e di storia.

I Greci avevano un nome specifico per indicare “luogo sacro”: αγνóϛ (aghnòs), sacro perché proibito intoccabile puro e chi lo violava si macchiava di υβριϛ (ubris): orgoglio contro Dio e la natura, compiva un atto contrario all’ordine armonico e religioso del mondo, scatenando una potenza nefasta, distruttiva. Aghnòs è la barriera da non oltrepassare, il mistero da rispettare.

In questo senso corrisponde al latino “sanctum”. Sanctum è ciò che, se non viene rispettato, scatena una “sanctio” (sanzione) e che perciò è difeso da ogni attacco o contaminazione esterna proprio da una sanzione o pena, a  volte di origine umana a volte naturale e, per i greci, anche soprannaturale.

Aghnòs, sanctum sono gli spazi isolati e separati da sottrarre a ogni violazione.

L’UOMO CHE COMPIE VIOLAZIONI DI QUESTO TIPO SI TROVA PRESO NELLA STESSA FORZA DISTRUTTIVA CHE HA SCATENATO, soccombe alla distruzione che ha messo in moto.

Il crinale dell’Appennino è un dono della natura (o di Dio, per chi crede in Dio).

Sul crinale dell’Appenino, in spazi ancora incontaminati, ricchi del respiro di alberi centenari e di animali allo stato libero, circola ciò che l’uomo moderno ha completamente oscurato e negletto: la spiritualità.

La spiritualità è soffio e respiro, possibilità di far risuonare il Sé profondo in sintonia col Sé della natura. È l’essenza sottile che circola in tutti gli esseri viventi (e la Terra nel suo insieme è un Essere Vivente). È pienezza ed espansione ma non può fare a meno della materia: germoglia nel corpo dell’uomo grazie a un pensiero, un’illuminazione, un volto, un paesaggio, un contatto.

Il paesaggio dell’Appennino è un rifugio per chi cerca meditazione e conforto.

Lì, dentro l’anima del mondo, a saper ascoltare, si può ascoltare il segreto della propria anima. Giungere alla parte più  profonda e vera di sé, al nucleo del proprio dolore.Tutti abbiamo un dolore interiore, antico. L’avidità, il danaro, il cibo, gli acquisti compulsivi, l’aggressività tentano di nasconderlo, coprirlo, sommergerlo sotto una coltre di inautenticità e superficialità.

Se non riusciamo ad ascoltare noi stessi non riusciamo ad ascoltare gli altri.

Il crinale è un luogo primordiale dove è possibile far risuonare la propria primordialità.

Distruggere un posto del genere è come distruggere la propria umanità. C’è una consonanza tra dei luoghi così integri e silenziosi e i luoghi interiori delle persone, distruggere uno significa distruggere l’altro.

Il crinale dell’Appennino è un luogo privo di manufatti umani, vi dominano il silenzio e la luce naturale.

Sul crinale è possibile ascoltare il canto dei grilli. Migliaia di grilli albergano in piccolissime tane. In primavera si riproducono e in estate fanno sentire il loro canto.

Le ruote dei trattori e di grandi macchine ne ammazzerebbero a migliaia. Le tane dei grilli sono dei buchini sottili lunghi un mignolo appena un centimetro sotto la terra. I grilli vivono sul crinale dell’Appennino.

Il dividendo azionario è il dio che può ammazzare i grilli dell’Appennino, rompere definitivamente il silenzio che vi domina, contaminare la purezza.

Il dividendo azionario rende impuro ciò che è puro e in  tal modo diventa anch’esso impuro, portatore dell’impurità per eccellenza: LA  MORTE.

Il silenzio e la spiritualità non sono nei centri commerciali o nel PIL (prodotto interno lordo).

Quand’è che l’uomo imparerà a prendere in considerazione nuovi valori non legati al danaro? Le foreste del Brasile e dell’Australia bruciano: luoghi sacri vengono profanati.

Il dividendo azionario può avere sul crinale dell’Appennino lo stesso effetto devastante che le fiamme stanno avendo sulle foreste.

È tempo che un altro “prodotto” si affermi tra gli uomini, un “prodotto” che metta al primo posto la pace e la solidarietà e quindi l’assenza di guerre.

Oggi buona parte del PIL mondiale si basa sulla produzione e vendita di armi, e se c’entrano le armi, nel PIL, c’entrano le guerre.

Le guerre con il loro triste seguito di devastazioni, fame, migrazioni, morti.

Le guerre fanno salire il prodotto interno lordo: anche la morte diventa merce.

È la perversione del capitalismo, dell’economia di mercato.

Anche la distruzione di ambienti naturali incontaminati diventa business per fare ricchi pochi manager e contenti gli azionisti: un’economia predatoria.

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.
– Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, 2017

Sì, cediamo la strada agli alberi, non li contagiamo, non li contagiate.

Concedetevi una vacanza
Intorno a un filo d’erba,
concedetevi al silenzio e alla luce,
alla muta lussuria di una rosa.
– Franco Arminio, ibidem.

In conclusione, il crinale di Villore e Corella rappresenta uno scrigno di storia inserito in una fitta rete di scambi e comunicazioni. Oltre a essere un serbatoio non monetizzabile di valori dell’anima. È un’eredità ricevuta da migliaia di generazioni.

Per favore, non toccatelo. Lasciatelo com’è e conserviamolo per le generazioni a venire.

Difendendo il crinale difendiamo la nostra umanità. È la vostra.

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